
TESTA E PERTURBAZIONE
Qualità e successo per la rassegna teatral-musicale di Scrittorincittà
Quest’anno Scrittori In Città si è confermata manifestazione intrigante anche attraverso le proposte teatral-musicali messe in scena tra giovedì e sabato al Teatro Don Bosco e Toselli. Quasi un mini-festival finalmente ideato e realizzato lasciando intravedere fra le righe un’idea, un percorso costruttivo, un intento fecondo da difendere, coltivare e riproporre nelle prossime edizioni.
Giovedì 16 novembre al Teatro Don Bosco i cuneesi ENDURA (www.4endura.com) hanno presentato "Endurableu", spettacolo-concerto ideato e già presentato per la prima volta nel suggestivo scenario delle Fonti del Clitumno (Pg) in occasione dell'Estate Spoletina 2004 su segnalazione del Festival dei due Mondi di Spoleto. Immagini, sonorità acustiche-orchestrali, sperimentazioni elettroniche e derive elettriche si sono alternate in un concerto in cui una serie di ritratti in video di Carlo Cagnasso hanno scandito i brani come, parole loro, “i capitoli di un libro, mentre gli omaggi a Gaber, Wilde e Piero Ciampi arricchiscono la scaletta”.
Felicissima sorpresa è venuta dallo spettacolo realizzato dai PERTURBAZIONE (www.perturbazione.com) venerdì 17 novembre al Teatro Toselli. Un progetto pensato e realizzato come evento di volta in volta unico e disegnato in funzione del momento, della location, delle casualità contingenti. Una proposta messa in scena quest’anno solo al Toselli dopo la rappresentazione dell’autunno 2005 a Modena (in quell’occasione furono interpretate canzoni di Afterhours, Offlaga Disco Pax, Baustelle, Emidio Clementi).
“Le Città Viste dal Basso” è il nome scelto parafrasando la canzone dei Massimo Volume “Vedute dallo Spazio” in cu si parla di “città viste dall’alto”. Un concerto in cui capire come le città siano state raccontate dalla canzone degli ultimi 30 anni seguendo alcuni punti cardine: scegliere canzoni e luoghi rappresentativi della cultura nazionale e, come raccontano gli stessi protagonisti, “farsi spalleggiare lungo questo viaggio da alcuni ospiti scelti fra i musicisti che più stimiamo fra quelli provano a raccontare che cosa sono i luoghi “italiani” che ci circondano, che ci ospitano e in cui viviamo. L’intera serata è perciò un esperimento ed uno spettacolo inedito assieme.”
Il concerto è stato progettato come un “lungo racconto in cui si alternano canzoni e letture”. Ed allora ecco Tommaso Cerasuolo e compagni aprire la serata con “Milano” di Lucio Dalla (“Milano ogni volta / che mi tocca di venire / mi prendi allo stomaco / mi fai morire”) a seguire la prima lettura dell’attore Valerio Ghedini che interverrà spesso, come gli altri ospiti, durante la serata con pagine divertenti, irriverenti e lucidamente illuminanti di Tondelli, Bianciardi, Cornia, Manganelli tra gli altri.
Poi sale sul palco Emidio Clementi, figura carismatica nonostante la sua ostinazione a mantenere sempre un basso profilo, che, pigiando le corde di un basso profondo e reiterato, legge e poi interpreta con voce declamante la sua “Città Morta” (“Salendo le scale / ci ha spaventato il silenzio / e qualcosa che pareva un'attesa [...] Ordinare le stesse cose che mangiamo da una settimana / Perchè siamo stanchi di novità”) con tutto il resto della band di Rivoli. Un’esecuzione di grande impatto. E poi ancora Mauro Ermanno “Giò” Giovanardi dei La Crus con “Rimini” di De Andrè, Meg con “Città Vuota” di Mina (“Le strade piene, la folla intorno a me / mi parla e ride e nulla sa di te [...] le strade vuote deserte sempre più / leggo il tuo nome ovunque intorno a me”), la sua "Olio su tela" (“Braccia dei campi / rughe al sole”) e la lettura tratta da “Gomorra” , il libro inchiesta sulla camorra di Roberto Saviano.
La seconda parte dello spettacolo è stata quasi tutta ad appannaggio di Remo Remotti, il vulcanico attore, scrittore, pittore romano che ha lasciato un’impronta profondissima sullo spettacolo forte della sua straripante verve, la grintosa carica energica di fulminante ottuagenario sospeso tra sarcasmo e sberleffo, tra paradossi – non privi di esilarante riverbero comico - e riflessione profonda nascosta tra le righe di un’eccentricità mai fine a se stessa. Ha proposto le celeberrime “Me ne vado da Roma” e “Le Fontane di Roma” che hanno sollevato un incredibile tripudio di pubblico. La prima delle due “letture musicate” declinata poi anche per Napoli e Cuneo.
Ed i Perturbazione hanno ancora regalato trepidanti interpretazioni di "Firenze (Canzone triste)" di Ivan Graziani (“Firenze lo sai / non è servita a cambiarmi”) "Genova per noi" di Bruno Lauzi e la loro "Agosto". Canzoni che, parole loro, “ormai fanno parte del nostro stesso DNA”.
Uno spettacolo provato in soli due giorni con “vecchi amici ed altri che lo sono diventati” in questo breve lasso temporale. Un progetto perfettibile, ma che ha saputo fare di queste imperfezioni punto di forza, rappresentandosi come vivo e vitale, percorso sentito e sincero coniugando divertimento leggero al profilo culturale e civile, tra canzone e letteratura, disimpegno ed approfondimento, amore ed impegno. Alla fine tutti sul palco per intonare, unica canzone non italiana in programma, “Walk On The Wild Side” di Lou Reed.
D’indiscutibile conferma si è trattata, invece, per il concerto di sabato 18 novembre al Teatro Toselli di Cuneo di GIANMARIA TESTA (www.gianmariatesta.com) che ha presentato il recentissimo nuovo disco "Da questa parte del mare" (Radiofandango/ Harmonia Mundi / Le Chant du Monde, 2006). Quest’ultimo è un lavoro a tema prodotto da Greg Cohen (collaboratore, tra i tanti, di Tom Waits) che ha visto la partecipazione di musicisti fenomenali, tra cui il chitarrista Bill Frisell, dedicato a tutto ciò che verte intorno alla questione “migrazione”: punto nodale dei tempi correnti, dramma, matassa complicata da sbrogliare. Un album che ha già riscosso entusiastici plausi della critica in virtù di una “riflessione poetica, aperta e senza demagogia sugli enormi movimenti di popoli che attraversano questi nostri anni. Sulle ragioni, dure, del partire, sulla decisione, sofferta, di attraversare deserti e mari, sul significato di parole come terra o patria e sul senso di sradicamento e di smarrimento che lo spostarsi porta sempre con sé”. Un disco, per presumibile scelta dell’autore, non facile. Da assaporare lentamente in frangenti scelti con oculatezza. Insomma non un lavoro digeribile come l’acqua fresca di tanto pop leggero che fuoriesce con superficiale noncuranza dalle radio. È lo stesso Testa a raccontare che “ci ho messo una vita a scrivere questo album a tema. Avevo davanti esempi come quello di de Andrè e, rispetto a quelle vette, mi sentivo piccolo. Strada facendo ho persino pensato di non farcela. Ma ora mi sembra di aver compiuto il cammino necessario”.
Ineluttabile allora ancorarsi alle canzoni che, già ad un primo attento ascolto, colpiscono al cuore: “Seminatori di Grano”, “3/4”, “Ritals” e “Rrock”. Composizioni che, di primo acchito, avvicinano il valore di “Un Aeroplano a Vela” e, soprattutto, “Polvere di Gesso”. Canzone, quest’ultima, capolavoro di Testa come ha confermato per l’ennesima volta l’interpretazione data in concerto.
Dopo una tournée che ha toccato Parigi, Torino, Napoli, Genova, Milano, Roma e che lo sta portando in questi giorni in Austria e Germania, Testa si è presentato a Cuneo con i musicisti che lo seguono per tutta le tournée: Piero Ponzo a clarinetto, sax e fiati, Nicola Negrini al contrabbasso e Philippe Garcia a batteria e percussioni.
Incisiva la partecipazione speciale di ERRI DE LUCA, compagno di strada di Gianmaria da lunga data, scrittore e poeta che con il suo libro “Solo Andata” ha contribuito non poco alle riflessioni del cantautore cuneese. De Luca ha letto alcune pagine dei suoi libri ed ha interpretato (forzato da Testa), chitarra e voce rugosa e priva di enfasi, qualche strofa cantata.
Unico rammarico e rimprovero da muovere a Testa il vezzo di bisbigliare i commenti ed anche certi versi delle canzoni, tanto da nuocere alla intelligibilità del testo. Peccato veniale un’autoindulgente monoliticità degli arrangiamenti che ben si concilia a certi momenti d’introversione personale e pretende ascolto attento su disco, un po’ meno consono ad uno spettacolo dal vivo.
Sergio Porracchia
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